Una donna ha iniziato ad avvertire un forte dolore alla spalla sinistra. Poco dopo sono comparsi difficoltà a respirare, nausea, vertigini e vomito. Si è recata in una struttura sanitaria, dove ha fatto un elettrocardiogramma e alcuni esami del sangue.
Nonostante i sintomi, la paziente è stata dimessa perché il quadro non è stato considerato preoccupante.
Durante il pomeriggio e la notte i disturbi sono continuati e le sue condizioni sono peggiorate. La mattina successiva è stato necessario chiamare i soccorsi e riportarla urgentemente in ospedale.
Al secondo accesso, gli esami del sangue hanno mostrato valori cardiaci alterati, compatibili con un possibile problema cardiaco acuto. Gli esami sono stati ripetuti, ma la donna è rimasta per diverse ore in attesa della valutazione del cardiologo.
Quando il cardiologo è intervenuto, le condizioni erano ormai gravissime. La donna ha avuto un arresto cardiaco ed è deceduta.
Le principali criticità
Sintomi e condizioni peggiorati nelle ore successive
Esami del sangue con valori compatibili con un possibile problema cardiaco acuto
Diverse ore di attesa prima della valutazione del cardiologo durante il secondo accesso
Secondo la valutazione medico-legale, il ritardo ha ridotto le possibilità di un esito diverso
Dopo il decesso, i figli della paziente si sono rivolti a Tutela+ perché volevano capire cosa fosse accaduto, se i segnali fossero stati valutati correttamente e se si sarebbe potuto intervenire prima.
Abbiamo raccolto e analizzato la documentazione sanitaria e ricostruito i due accessi in ospedale, gli esami eseguiti, l’andamento dei sintomi e i tempi di intervento. Il caso è stato poi valutato con il supporto di professionisti in ambito medico-legale.
La valutazione medico-legale ha evidenziato che il ritardo durante il secondo accesso aveva ridotto concretamente le possibilità della paziente di ricevere un intervento tempestivo e di avere un esito diverso. In termini giuridici, questo tipo di danno viene definito perdita di chance di sopravvivenza.
Su questa base, Tutela+ ha seguito la richiesta di risarcimento per conto dei figli, senza avviare una causa in tribunale.
La pratica si è conclusa con un risarcimento complessivo di 410.000 € in favore dei figli della paziente.
Cosa insegna questo caso
Quando ci sono segnali compatibili con un problema cardiaco grave, il tempo può incidere sulle possibilità di cura.
La perdita di chance non significa affermare che una persona sarebbe sicuramente sopravvissuta con cure diverse. Significa verificare se un ritardo le abbia tolto una possibilità concreta di ricevere cure tempestive e di avere un esito migliore.
Se una famiglia ha dubbi su quanto accaduto, ricostruire i tempi, gli esami e gli interventi può aiutare a capire se ci siano i presupposti per una richiesta di risarcimento. Tutela+ può aiutare in questo percorso, coordinando la raccolta dei documenti, la valutazione medico-legale e la gestione della richiesta.
Risultati tangibili ottenuti